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Blog dal 20 settembre 2008 al 16 gennaio 2017. "Credo esista, e lo sento dentro di me, un istinto della verità" - Darwin. Nuovo Blog "Cittadino olistico" dal 28 ottobre 2015 su Blogger: www.lucafortunato.blogspot.com


Diario


5 dicembre 2016

Il Referendum visto dall'Olismo

Il Referendum visto dall’Olismo

 di Luca Fortunato

 fortunato.luca73@libero.it

 

Il Referendum costituzionale ha dato i seguenti e principali risultati: NO 59,1%, SI’40,9%, pressoché omogeneità territoriale del NO (ad esclusione infatti delle sole Regioni di Toscana ed Emilia – Romagna e della Provincia Autonoma di Bolzano), dimissioni di Renzi. Chiariamoci: anche stavolta non sono proprio andato a votare, coerentemente con il mio disimpegno politico (che è anch’esso un atto politico) ed in essere da diversi anni ormai. Ed è altresì evidente che ho comunque desiderato che vincesse il NO (basta leggere i miei post politici ed in tempi non sospetti). E gioisco per quei parenti e quegli amici che ieri hanno votato NO. Così come ho sempre sostenuto, e lo sostengo anche oggi, che la Costituzione necessita certamente d’essere cambiata e in diversi suoi aspetti. Ma, ed è questa la vera riflessione odierna, in un Paese complesso come l’Italia e con una Costituzione dai significati e dalle implicazioni altrettanto complessi, il semplicismo ed il riduzionismo, tanto di contenuto quanto di forma, portato avanti da Renzi, dal “suo” PD, e da tutti quelli che hanno votato SI’, hanno trovato il loro naturale approdo: l’isola dell’illusione. Ora, c’è da augurarsi – perché non è affatto scontato ed automatico – che il significato di quello che è accaduto sia davvero compreso e tradotto in conseguenti e sensati comportamenti tanto sul piano specifico (crisi di Governo e sue conseguenze) tanto sul piano generale (la Politica italiana ed il suo Popolo). E forse l’Olismo potrebbe aiutare. Anzi ….. Esso avrebbe già e certamente proprio evitato un Referendum del genere! Non scorgendone la minima probabilità di riuscita (il senso del mio disimpegno, anche stavolta ……): gli Italiani, infatti, sono stati chiamati ad esprimersi su un cambiamento costituzionale (generale) e non su un cambiamento specifico (un particolare tema: aborto, divorzio ecc.). Andava preparato meglio. Spiegato meglio. In più tempo. Con anche più teoria. Ed il tutto in modo più organico, più integrato, intero. E se qualcuno ha visto come “specifica” la chiamata alle urne perché si interveniva su ”alcuni punti” della Costituzione, egli ha appunto commesso un grande e grave errore (riduzionistico) di valutazione paradigmatica. La Costituzione è entità complessa. L’Italia è complessa. Ed il Popolo non poteva che reagire come ha reagito visto che si è rischiato di andargli “a toccare” la Carta Costituzionale in un modo appunto “puntiforme” e che pertanto è apparso come un modo -  nella migliore delle ipotesi -  superficiale e riduzionistico  per una cosa grande come la Costituzione (e dunque un modo troppo rischioso) oppure è apparso come un modo – nella peggiore delle ipotesi – alquanto furbesco (e dunque con prospettive di deriva autoritaria). La Politica è una cosa seria. Spero ritorni quella vera. Ad maiora! (… e chissà che non mi ritorni la voglia di votare … ed in generale di impegnarmi …..) Luca Fortunato

 


26 ottobre 2016

Xylella ad Ostuni: un taglio infondato.

Xylella ad Ostuni: un taglio infondato.

di Luca Fortunato

fortunato.luca73@libero.it

 

Nella notte, presso la stazione di carburanti in agro di Ostuni (Brindisi) tra le località di Rosa Marina e Monticelli, si è dunque proceduto all’abbattimento dell'albero d'ulivo risultato “positivo” alla presenza del batterio Xylella fastidiosa nonché all’abbattimento di altri ulivi di piccole dimensioni nel raggio di 100 m e degli oleandri che costeggiano la statale Brindisi-Bari e la complanare. Una azione, ancora una volta, oggettivamente infondata. Infatti, l’albero d’ulivo risultato “positivo” alla presenza del batterio Xylella fastidiosa è risultato altresì in buone condizioni cioè sano, senza alcun sintomo di disseccamento rapido (le notizie, i fatti, gli scenari, vanno considerati, raccontati e narrati nella loro interezza e completezza …..). E dunque, ancora una volta, il primo postulato di Koch non è stato soddisfatto. E dunque, ancora una volta, il fenomeno del disseccamento rapido non sembra essere necessariamente e linearmente e deterministicamente correlato alla presenza del batterio o alla sola presenza del batterio. E dunque, ancora una volta, l’esistenza di teorie alternative (come la mia, a cui si rimanda, in questo blog è nel post del 3 ottobre 2016) è motivata. Ed il poter sperimentare i rimedi che dalle stesse teorie alternative discendono (come i rimedi che discendono dalla mia teoria e che la mia stessa teoria indica, sempre post del 3 ottobre 2016) dovrebbe essere garantito, anzi, di più, dovrebbe essere incoraggiato. In una società civile. Del resto, in questo specifico caso, così isolato, si è persa l’occasione per fare del Salento “un laboratorio a cielo aperto” (non solo in “teoria” - come tanto augurato, auspicato, proclamato ecc. - ma anche in pratica!): invece di tagliarla la pianta – … preventivamente imballata a mo’ di mongolfiera! - essa andava osservata, studiata ecc. Se ne sarebbero potute ricavare preziose informazioni. Se la pianta, infatti, avesse in seguito continuato a non sviluppare il disseccamento rapido, ci si sarebbe definitivamente trovati in un altro caso di presenza del batterio/assenza di disseccamento (N.B. casistica prevista e spiegata dalla mia teoria) senz’altro utile per approfondirne il perché ed il come. Se la pianta, invece, avesse in seguito sviluppato il disseccamento rapido, ci si sarebbe trovati in un altro caso di multifattorialità (in questo caso, infatti, anche significativa presenza di smog, metalli pesanti, microclima d’asfalto vicino ecc.) da studiare nello specifico (N.B. multifattorialità prevista e spiegata dalla mia teoria) nonché ci si sarebbe trovati in un altro caso di significativa discontinuità territoriale e temporale  (N.B. scenario previsto e spiegato dalla mia teoria) senz’altro utile per approfondire la dinamica territoriale dell’intero fenomeno. Alcuni, nel Salento ma non solo nel Salento, sperano che sugli eventuali prossimi casi (o magari prima che si materializzino!) possa finalmente germogliare una apertura  paradigmatica da parte di chi fino ad ora si è mostrato chiuso, ancora chiuso. Per quanto mi riguarda, non posso che, come teorico, essere soddisfatto ovviamente, ma come cittadino fare auguri, tanti auguri, a tutta la stupenda Terra di Salento. Perché ne ha proprio, davvero, bisogno! E non certo per la presenza del batterio (che come tutti i batteri può diventare nocivo o restare innocuo a seconda del contesto) o della “sputacchina” (che si potrà anche fare dei viaggi negli abitacoli dei camion …. e allora?) ecc. ecc. ecc. Concludo questo mio imprevisto e davvero ultimo post – sentito come un dovere morale nei confronti di chi mi stima - così: [……] Sebbene la regola della salute con l’eccezione della malattia sia sempre sotto gli occhi ed il naso di tutti, l’attenzione che ne viene dedicata è scarsa o nulla (per emotività, per abitudini mentali di stampo riduzionistico che tendono a focalizzare l’attenzione sui dettagli senza rapportarli al quadro generale ecc.). Oppure l’attenzione che ne viene dedicata è volutamente scarsa o nulla (per ragioni di business, per ragioni mediatiche, per ragioni di potere ecc. e che dunque appartengono alla sfera dell’etica - o meglio alla sfera della non-etica! – ed eventualmente anche al lavoro della Magistratura qualora si ipotizzino reati).  [..…]           Da: Teoria Xylella, Autore: Luca Fortunato, pubblicazione del 03/10/2016 su www.lucafortunato.blogspot.com (post n. 84) e su www.lucafortunato.ilcannocchiale.it, invio pdf tramite PEC e tramite E-mail a diversi soggetti potenzialmente interessati. Tutti i diritti riservati (Legge 22 aprile 1941, n. 633 Protezione del diritto d’autore e di altri diritti connessi al suo esercizio).

 


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21 ottobre 2016

Spartiacque Xylella

Spartiacque Xylella

di Luca Fortunato

fortunato.luca73@libero.it

 

Per quanto mi riguarda, la giornata di ieri (vedi i 2 post di ieri) segna uno spartiacque. Uno spartiacque positivo e felice.

Da una parte ho registrato questo: riguardo alla mia Teoria, mi hanno manifestato (4 colleghi, 7 agricoltori, 5 cittadini comunque interessati, 1 studioso estero) reazioni che posso sintetizzare in questa frase “E’ una prova della tua Teoria, è un fatto a favore della tua Teoria”. È vero. E’ proprio così. Ringrazio.

Da altra parte, però, ho registrato, apprendendolo dai media, reazioni (che nulla hanno a che fare con la mia Teoria, sia ben chiaro, ma che nulla hanno a che fare nemmeno con la Scienza in generale!) ancora di tipo sguaiato, forzuto, forzoso, polemico ecc. Ed anche ed ancora di tipo cocciuto, dogmatico ecc.

Ed allora, signori miei, ribadisco e riaffermo, il mio ruolo di teorico in tutta questa storia. Che mi sta bene, anzi benissimo. Per di più corroborato da risposte e riscontri reali. E nel ruolo di teorico ci resto.

Con un occhio vigile sul diritto d’autore inerente la mia Teoria (che può essere, appunto, utilizzata, già utilizzata, da chiunque, liberamente,  senza il bisogno che io ci sia ma citandomi “ Teoria Xylella di Luca Fortunato (Matera) pubblicata il 03/10/2016 su www.lucafortunato.blogspot.com e su www.lucafortunato.ilcannocchiale.it “. E dopo la pubblicazione del mio primo libro aggiungendovi: “ e pubblicata nel 2° capitolo del libro dal Titolo: (…), Autore: Luca Fortunato, Editore: (…) 2016 “.

E con il continuare ad occuparmi di altri casi complessi che saranno protagonisti del mio secondo e del mio terzo e del mio quarto libro ecc. negli anni a venire ecc.,

E collaborando, anche su altre cose, casi simili ecc. con tutti coloro che mi hanno manifestato stima e con i quali mi sto già organizzando. 

E se un domani mi dovessi accorgere che il “clima” in Salento è cambiato, potrei anche prendere in considerazione una estensione del mio ruolo di teorico sul caso Xylella-CoDiRO (cioè supervisionare le eventuali sperimentazioni per cercare di non far inciampare gli sperimentalisti che eventualmente se ne occuperanno in errori paradigmatici, contribuire anche ad ideare e a progettare le stesse sperimentazioni aspetto che a livello embrionale ho già in testa, dare consigli vari ecc. ecc.).

Ma fino a quando apprenderò, continuerò ad apprendere, di certe reazioni generali (sbagliate, ancora sbagliate, tanto nei contenuti – riduzionistici e/o dogmaticamente riduzionistici – quanto nei toni d’espressione – forzuti, forzosi, di fretta, di fare per fare, polemici ecc. ecc.), avrò chiaro il contesto (negativo) in cui io dovrei in un certo senso andarmi a mettere all’opera.

E visto che, sinceramente, non ne ho alcun bisogno (né teorico, né lavorativo, né strategico ecc. ecc.) visto, dunque, che per me sarebbe una cosa in più (avendo già dato tanto, del resto e avendo già tante ed altre prospettive che si sono aperte grazie a quanto ho fatto) non vedo proprio perché dovrei farlo in un “clima” negativo. Fosse, divenisse, positivo ….

Ad maiora!  

 


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19 ottobre 2016

Anche d'Economia (agraria) e di Estimo

Anche d’Economia (agraria) e di Estimo

di Luca Fortunato

fortunato.luca73@libero.it

 

Riguardo ad altri importanti ed attualissimi temi che tratto - sempre in modo olistico ed inedito - nel mio primo libro (prossimo alle stampe in self-publishing), in questi giorni ho trovato 2  vere e proprie  chicche, classiche ed autorevoli, che tanto si sposano con le mie idee olistiche, che tanto si oppongono - già si opponevano - al Riduzionismo, e che tanto bene possono fare a chiunque visto che la loro valenza oltre ad essere specialistica, per addetti ai lavori, è anche di tipo generale e culturale. Buona lettura. Un saluto. A presto. Luca F.

1.[…] ”Vi è chi ritiene che la formazione dei prezzi sia determinata solo dalla quantità dei prodotti che vengono scambiati. La parte non mercantile della produzione agraria costituirebbe una massa di beni priva di ogni influenza sulla formazione dei prezzi. […] Siamo contrari a questa tesi. In realtà il mercato regola tutta la produzione, anche quella che non è oggetto di transazioni commerciali, e la regola tutta allo stesso modo, con un solo meccanismo economico” […] – Da: “Economia e Politica agraria”, Autore: Mario Bandini, Editore: Edizioni Agricole (1962).

2.“L’Estimo è quella disciplina che insegna ad esprimere motivati giudizi sul valore dei beni economici […]. Ma il valore dei beni economici non è un attributo fisso e permanente di essi, non è una loro intrinseca qualità. Il valore è un fatto dell’uomo e non una proprietà oggettiva dei beni. Sicché per uno stesso bene economico, nel medesimo tempo e luogo, non uno ma più valori possono essere determinati in relazione al fine, motivo o ragione pratica della stima […] L’essenza logica di ogni valutazione è l’atto sintetico dell’intelletto col quale si riconosce che due cose possono sostituirsi l’una all’altra per un certo scopo, ossia per raggiungere un determinato fine. Dal punto di vista logico valutare significa dunque esprimere giudizi di equivalenza di due cose per un medesimo impiego. [..] E poiché uno scopo determinato, concreto, non esiste se non per una data persona, in date circostanze, deriva che l’equivalenza è relativa ad una data persona, in date circostanze.  [...] L’immanenza della previsione in ogni stima risulta dalla natura stessa del giudizio di stima che, come abbiamo detto, altro non è che un giudizio di equivalenza ipotetica tra moneta ed oggetto stimato […] Il previsto prezzo o giudizio di stima è la previsione intorno al prezzo di mercato realizzabile in un possibile scambio in determinate circostanze, fra determinate persone; la sua natura è dunque eminentemente probabilistica. […] – Da: “Teoria e Pratica delle Stime”, Autore: Nino Famularo, Editore: UTET (1963).


13 ottobre 2016

Il Riduzionismo avrà finito anche di recitare ?

Il Riduzionismo avrà finito anche di recitare ?

di Luca Fortunato

fortunato.luca73@libero.it

 

Tengono banco, come non mai, proprio in questo periodo e in questi giorni, in Società e in TV (su Mamma Rai e sulle private, avete visto, no?), sui blog ecc. temi complessi e casi complessi. Alcuni dei quali (cibo, rapporti agricoltura-ambiente, dissesto idrogeologico, stabilità degli alberi, estimo, didattica verde ecc.) li tratto negli altri capitoli del mio primo libro. Felice d’aver azzeccato lo Spirito del Tempo. E soprattutto di dire la mia in modo motivato, inedito, non banale e fuori dal coro (o meglio dal gregge …). La mia teoria sul caso Xylella (2° capitolo del libro, pubblicato in anticipo, in questo blog nel post del 3 ottobre ’16, vedi) ormai viaggia da sola, sta continuando a viaggiare da sola, e meglio di quanto io stesso avrei creduto fino a qualche giorno fa (in soli 10 giorni, 14 reazioni: colleghi, agricoltori, cittadini ecc. dalla Basilicata, dalla Puglia …. e dall’Estero! 12 positive, 2 neutre di informazione divenute, in seguito, anch’esse positive! Meglio di così!). E, come per ogni cosa del genere, il suo viaggio sarà lungo, di mesi e di anni. E, ovviamente, chi ha già perso il treno lo ha perso e basta. Ma chi può ancora salirci su …. si dia una mossa! Ad ogni modo, il problema è suo. Non certamente mio. Anzi, ora, posso dire non certamente nostro! Ma anche intorno agli altri temi complessi e agli altri casi complessi, dicevo, qualcosa inizia a muoversi sul serio. Anche tra gli addetti ai lavori. Di solito, sempre in ritardo rispetto al buon senso della gente, dei cittadini in genere. Come è sempre in ritardo la Realtà rispetto alla “finzione” artistica, cinematografica ecc. (e che a ben vedere non è finzione ma visione, visione anticipata …! Altro che chiacchiere reali!). E così, per esempio, ci si inizia a render conto che gli sfasamenti di filiera che portano ai pazzi prezzi di mercato dei rispettivi prodotti non possono essere affrontati, ancora affrontati, con le solite teorie e le solite pratiche collocate all’interno del Riduzionismo! Che per avere probabilità di trovare soluzioni bisogna rivolgersi all’Olismo. I coraggiosi avranno soddisfazione in un apposito capitolo del mio primo libro. Che ho scritto, con umiltà certamente. Ma che ho scritto! Proponendo alternative. E così, altro esempio, ci si inizia a render conto che la stabilità degli alberi non può essere valutata – clinicamente e/o strumentalmente – rimanendo all’interno del Paradigma del Riduzionismo (VTA, SIA, SIM, TSE, equazioni con sigma ecc. ecc. ecc.). E che bisogna balzar fuori, nell’Olismo. Anche qui, i coraggiosi avranno soddisfazione in un apposito capitolo del mio primo libro. Che ho scritto, sempre con umiltà, certamente. Ma che ho scritto!  Proponendo un mia metodica olistica (tra l’altro pure già utilizzata e con successo). E così, esempio finale, ci si inizia a rendere conto che riguardo al cibo (produzione, qualità ecc.) e all’alimentazione e alla nutrizione ci troviamo per davvero in un mare di guai (documentato dai media, dai libri, da testimonianze ecc.) e che tale mare di guai si è generato soprattutto per teorie e pratiche collocate all’interno (…. indovinate un po’?) …. del Riduzionismo! Sempre Lui! Ed anche su questo, il mio libro dice la sua. In seno all’Olismo, naturalmente! Per non parlare di altre cose complesse (e che ovviamente il mio libro non tratta! E che spero verranno trattate –olisticamente, però -  in altri futuri libri di altri autori) come il fenomeno delle migrazioni, della fame nel Mondo, del terrorismo ecc. ecc. ecc., su cui le teorie e le pratiche riduzionistiche hanno mostrato la loro inefficacia peggiore e la loro inefficienza peggiore. Considerazione e domanda finale: da decenni ormai il Riduzionismo è estinto, sconfitto e superato dall’Olismo, nella contenutistica, nei contenuti scientifici, tecnologici, tecnici, professionali, politici, economici, culturali, etici ecc. Il Riduzionismo ha resistito e resiste ancora, anche se sempre meno, nelle recite formali dell’establishment. Del resto, sarebbe stato ingenuo sorprendersi del contrario. Data l’estinzione contenutistica del Riduzionismo - dai primi anni del Novecento - almeno la sua esistenza formale sarebbe certamente esistita per altro tempo ancora. E così, di fatti, è stato. Ma ora? E’ forse davvero giunto il Tempo dell’estinzione anche formale del Riduzionismo? La gente è stanca, stanca della linearità (riduzionistica), dell’algoritmica (riduzionistica), della razionalità (riduzionistica), del determinismo (riduzionistico), delle analisi (riduzionistiche), delle aggregazioni (riduzionistiche), delle somme (riduzionistiche), del meccanicismo (riduzionistico), del bio-meccanicismo (riduzionistico), del semplicismo (riduzionistico), della burocrazia (riduzionistica per eccellenza!), della “forza” e della “aridità” (espressioni del riduzionismo più becero ..) ecc. ecc. ecc. E di tutte le questioni che, così, restano sempre momentaneamente sistemate ma mai risolte! La gente vuole organicismo ed equilibrio (sociale, etico, politico, economico, lavorativo, ecologico, scientifico, tecnologico, tecnico ecc. ecc. ecc.). Che solo l’Olismo – con il suo modus operandi di tipo intuitivo, sintetico, euristico, non-lineare ecc. ecc. ecc. - è in grado di trovare e di dare. Senza tocchi di bacchetta magica o di miracolismi. Ci mancherebbe. Ma che è in grado di dare, di dare concretamente. Il Grande Guaio sta per finire anche la sua recita formale? Auguriamocelo tutti. Ad maiora! E al libro! Luca Fortunato


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14 ottobre 2015

Anche l'Economia è nella Sfida dei Paradigmi - 2

Anche l’Economia è nella Sfida dei Paradigmi – 2

di Luca Fortunato

fortunato.luca73@libero.it

 

In tarda serata, telefonata interessante. Ne riporto una mia ulteriore riflessione in merito ad un aspetto trattato nel primo post di oggi.  

Il 10-15% di conoscenza in più raggiunto, e raggiungibile, all’interno del paradigma dell’Olismo (in Economia così come nella Scienza, nella Tecnica, nella Tecnologia ecc.) è quel quid di conoscenza che fa la differenza, teorica e pratica, rispetto al Riduzionismo. E questo non solo perché è un di più ma anche e soprattutto perché è un di più significativo anche qualitativamente: il 70% del Riduzionismo, infatti, è storicizzato nel senso che nella nostra coscienza, istruzione, formazione, cultura ecc. è acquisito. Ed è cosa buona. Il problema è che è anche fisso, statico. Ed è cosa non buona.  Il Riduzionismo cioè continua a girare, a girare, a girare su quel 70% ma da esso dimostra di non riuscire più a schiodarsi, a distanziarsi, a fare di più. Lasciando irrisolti tanti, troppi problemi. E questa è cosa non buona. O peggio ancora: rendendoli risolti solo in apparenza, rendendoli illusoriamente risolti. E questa è cosa decisamente non buona!  Mentre il salto del 10-15% in più fatto dall’Olismo è nuovo. L’Olismo ha aperto, apre, e rende possibile aprire un spazio di conoscenza in più che, però, è anche uno spazio di conoscenza nuovo. Ed in virtù di questo di più nuovo di conoscenza, l’Olismo risolve e può risolvere tanto. E anche se l’Olismo dovesse inchiodarsi all’80-85% della Conoscenza, è e sarà comunque migliore del Riduzionismo. E forse il suo limite è e sarà - visto che è così in alto - quanto di massimo l’Intuizione umana accompagnata, in secondo tempo, dalla Ragione umana possa, ed abbia mai potuto, permettersi. O No? Ma questo ultimo aspetto è solo una considerazione personale e vale quel che vale. La superiorità dell’Olismo, invece, rispetto al Riduzionismo, è un fatto.     


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14 ottobre 2015

Anche l'Economia è nella Sfida dei Paradigmi - 1

Anche l’Economia è nella Sfida dei Paradigmi - 1

di Luca Fortunato

fortunato.luca73@libero.it

 

Come si è oramai compreso grazie a diversi grandi studiosi (ma anche grazie, un poco, solo un poco, ai blog come questo), la sfida tra il paradigma del Riduzionismo e il paradigma dell’Olismo riguarda non solo la Fisica, la Chimica, la Biologia, l’Ecologia, l’Agraria, la Geologia, la Medicina ecc. ma riguarda anche l’Economia. E ad ogni scala e ad ogni livello. Ebbene, pur avendo sempre intuito l’errore riduzionista dell’Economia del Nostro Tempo, ho voluto trovarne conferma razionale ed autorevole leggendo diverse cose in merito. Di stampo, ovviamente, olistico. Arricchisco, dunque, questo blog - sintetizzando e rielaborando da diverse ed autorevoli fonti (libri, web) - in merito al tema. Ritengo la cosa di enorme valenza generale e culturale. Per tutti. Ne darò solamente il senso, il contenuto, la sostanza, il quid. Lasciando al lettore particolarmente interessato il pretesto e l’occasione per approfondire liberamente e dettagliatamente la questione. In giro (librerie, biblioteche, web ecc.) c’è davvero tanto e validissimo materiale. Buona lettura. Con un mio commento finale. Ciao e a presto. Luca.  

Nel corso di tutto il Novecento, la negativa tendenza - che si è materializzata in ambito propriamente scientifico dal Seicento fino ai primi dello stesso Novecento - a modellare i concetti scientifici e le teorie scientifiche solo ed esclusivamente all’interno del paradigma del Riduzionismo di matrice cartesiana, newtoniana, razionale, analitica, induttiva, algoritmica ecc. ha investito anche le scienze sociali (economia, sociologia, politica, antropologia ecc.) generando non pochi problemi, tuttora irrisolti, sia di natura teorica, sia di natura pratico-metodologica, dovuti essenzialmente ad un allontanamento progressivo delle stesse scienze sociali dalla realtà e soprattutto dalla complessità della realtà. Le scienze sociali sono diventate sempre più astratte nonché sempre più frammentate. L’Economia in modo particolare, più delle altre scienze sociali, ha subito questo processo di involuzione. L’Economia attuale è praticamente e negativamente caratterizzata dal fatto di ignorare che essa stessa è solo un aspetto di un tessuto ecologico e sociale complessivo cioè di un sistema vivente composto da esseri umani che sono in continua, dinamica e non-lineare interazione tra di loro e con le risorse naturali la maggior parte delle quali sono, a loro volta, organismi viventi. L’errore di base è quello di dividere e di separare questo unico e intero tessuto, questo unico e intero sistema in parti, in segmenti, in frammenti, in settori, in comparti ecc. e di considerarli (come se non bastasse …) perlopiù indipendenti e trattati perlopiù in dipartimenti accademici separati. E, a volte, i tentativi di correlarli tra di loro (“confronto”, “interdisciplinarità”, “multidisciplinarità”, “concertazione”, “accordo”, false sintesi da “accostamento”, “somma”  ecc.) non riescono, ovviamente, a rimediare al madornale errore di base. Il tutto, alla fine, si materializza nel seguente e paradossale scenario (di cui a farne le spese sono soprattutto i cittadini, i lavoratori, gli imprenditori, le famiglie ecc. tra scenari tragicomici che riguardano le tasse, i prezzi, il costo della vita, le pensioni, l’occupazione e la disoccupazione, la stabilità e il precariato ecc.): i politologi trascurano le forze economiche di base, mentre gli economisti non riescono ad includere nei loro modelli le realtà politiche e soprattutto le realtà sociali. Il che, in ultima analisi, va a riflettersi negativamente e in modo alquanto pratico e concreto sull’attività dei Governi e dei Parlamenti dei vari Paesi con una vera e propria frattura tra politica economica e politica sociale.

(N.B. : anche in Economia, dunque, errori teorici, epistemologici, gnoseologici, “filosofici” si traducono in guai pratici, concreti, economici, produttivi, quotidiani. Chi distingue ancora tra teoria e pratica ha solo i piedi su questa Terra. La testa ce l’ha su Marte! E chi, in Economia così come nella Scienza, nella Tecnica, nella Tecnologia, nella Politica ecc., è ancora nel Riduzionismo, – che, sia chiaro, ha un enorme e indiscusso valore storico, di percorso – dovrebbe approdare, e in fretta, all’Olismo – che benché affondi le sue radici in un passato ancora più remoto del passato del Riduzionismo è paradossalmente la versione più moderna, più aggiornata, più funzionante e migliore, almeno all’attualità, della Conoscenza – sebbene essa non potrà mai essere totale e assoluta ma limitata e relativa. Posta al 100% la Conoscenza totale (che per chi è credente è solo nella mente di Dio, per chi non è credente è solo nel silenzioso mistero dell’Universo), il Riduzionismo arriva al 70%. Un successo enorme. L’Olismo, però, arriva all’80%. Buttalo via! A volte, anche all’85%! L’approdo, dunque, è necessario. Chi nasce olista, per inclinazione e attitudine naturale della sua mente, è sicuramente “fortunato”. Ma il non esserlo è cosa assolutamente neutra. Perché trasformarla in qualcosa di nocivo attraverso la cocciutaggine? Questo è quello che proprio non capisco! Mi si può dire: parli facile tu, tu che sei nato olista. Certo, è vero. Ma anche se sono olista, quante cose io non capisco e non so fare? Un mare, anzi un oceano! La differenza, però, è che nell’oceano delle mie ignoranze e delle mie incapacità, fermo restando la terraferma olistica delle mie conoscenze e delle mie capacità, io mi ci butto, ci nuoto, affronto le onde. Non mi tiro indietro. Bracciata dopo bracciata qualche percorso lo faccio. Alla fine la spunto. Con fatica. Ma la spunto. Perché gli altri non fanno lo stesso con i loro relativi oceani? Perché restano sempre e solo sulla loro terraferma fatta di solo Riduzionismo e non si avventurano anche nell’acqua dell’Olismo? Capiscono che non possono farlo, riuscirci, da soli? Bene, nuotassero insieme agli olisti! O nemmeno questo?).

 


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19 marzo 2015

Miscellanea olistica ... (cibo, pesticidi e altra roba ...)

Miscellanea olistica … (cibo, pesticidi e altra roba ...)

 di Luca Fortunato

 fortunato.luca73@libero.it

 

L’ EFSA (European Food Safety Authority’s) ci dice che nei Paesi UE il 46% dei cibi contiene tracce di pesticidi e che il 3% supera il tetto consentito dalla legge. Lo scenario si basa sull’analisi di 79.000 campioni prelevati nei vari Paesi.

Ora, il limite legale, il tetto legale, può essere e potrà essere rivisto (abbassato o alzato) alla luce del progredire delle conoscenze scientifiche in tema di tossicità e di altre cose non proprio carine ……. Per cui quell’attuale 3% (che, dato il tema, comunque non è poco …) è del tutto relativo. Ma il dato che il 46% dei cibi (… cioè quasi la metà!) contiene comunque dei pesticidi dimostra la validità della “metafora delle 12 aspirine” per forma mentis riduzionistica: vedi precedente post del 18/03/2015.

A cui si potrebbe e si dovrebbe replicare con una “metafora di 1 aspirina o al massimo di 2 aspirine” accompagnate, però e in ogni caso, da pezzoline bagnate su fronte, polsi e caviglie e magari anche da un sorriso di un’altra persona che faccia da compagnia al malato con la febbre. E questo per forma mentis olistica.

Certo, le farmacie guadagnerebbero molto meno, ma lo stomaco, il fegato e la pressione arteriosa ecc. dei malati con la febbre non subirebbero pericolosi effetti collaterali da un eccesso (inutile ed evitabile) di acido acetilsalicilico …. No?

Ora, fuor di metafora: è possibile agire sul complesso pianta-patogeno-ambiente-tempo in modo non semplicemente “integrato” o non semplicemente “biologico” o non semplicemente “biodinamico” ma di più in modo propriamente olistico affinché si abbia un vero controllo delle malattie delle piante? E che sia un controllo anche sano e sostenibile per tutti ? La risposta dipende dallo spazio e dalla libertà che verrà concesso …… ai “pazzi” ! O dallo spazio e dalla libertà che i “pazzi” ….. riusciranno comunque a conquistare ! Chi sono i “pazzi”? Vedi sempre precedente post del 18/03/2015. Perché quell’inquietante 46% non si spiega solo con cose che sicuramente esistono e che fanno la loro parte (non rispetto degli intervalli o dei tempi di carenza, macchinari non tarati, errori tecnici di vario genere,  ecc.). Si spiega solo con un errore di Paradigma. Del resto, anche su questa logica evidenza aspettiamoci (come concludeva ironicamente il grande Fabrizio De Andrè la sua canzone “Un Chimico”) che …. qualcuno dirà che c’è un modo migliore” (!?!).  

Ma ai vertici di che si occupano? Boh ? E ai convegni, congressi, corsi ecc. si parla di banalità senza fine! Che se non fossero obbligatori io nemmeno ci andrei! Avrei più tempo sia per lavorare, sia per auto-aggiornarmi leggendo le cose giuste, sia per svagarmi. Ma sono obbligatori …. (!). E l’Expo? Preferisco gli autonomi mercatini di paese di tutta Italia e di tutto il Mondo.

Nel frattempo, poveri noi ! E anche …. (…. ed è qui l’assurdo) poveri loro! Perché tutti mangiamo! O no? Nel frattempo, dunque, possiamo solo sperare nel caso positivo (fortuna) contro il caso negativo (sfortuna). Inutile è non accettar la cosa. Ringraziamo per questo i veri pazzi. Quelli che conoscono un unico dio: il denaro.

E leggete i libri giusti come, ad esempio, il libro-capolavoro dal titolo “Il veleno nel piatto” scritto dalla giornalista francese Marie-Monique Robin ed edito da Feltrinelli. Una inchiesta lucida, professionale, vera e sconcertante condotta in America del Nord, in Asia ed in Europa compreso il Nostro “Bel Paese”. La ricreazione è finita.

Ed ora soffermiamoci su altro (che sembra non c’entri un bel niente … ma c'entra un sacco!):

va di moda la seguente “tecnica” (nella Scienza, nella Tecnica, in Politica ecc.): se una persona o un gruppo o altra entità scrive, dice, sostiene, pubblica ecc. qualcosa, l’avversario o gli avversari, il nemico o i nemici replicano, rispondendo, però, con la stessa cosa o con un’altra versione della stessa e identica cosa (usare sinonimi, inglesizzare ecc.). E’ una tecnica per dire: sto sulla cosa, ti tengo testa, ti marco, non me la fai. Oppure non ti lascio il merito, voglio esserci anch’io, anch’io ne son capace, anch’io conosco la cosa e altre simili banalità di stampo piccolo-borghese. Questa tecnica è uno dei motivi delle paralisi in seno alla nostra Società. Questo modo di fare blocca la dialettica, il divenire, il progresso, il fare illuminato, la risoluzione dei problemi. È un modo di fare stupido messo in atto da stupidi. Se uno dice una cosa è una tesi (A). Se l’altro, dice, replicando, rispondendo sempre la stessa tesi (A) o versioni della stessa tesi (A’, A’’, A’’’ ….) non crea una antitesi (B, ad esempio. Oppure C oppure D …….). Non si ottiene il meccanismo dialettico e dunque non si ottiene la generazione progressiva di una Sintesi (tesi A, antitesi ad esempio B, generazione di una Sintesi progressiva e complessa AB. Ed attenzione: AB non è la semplice somma A + B. E’ A + B + un quid. Ci siamo?). Il tutto si blocca. Resta fermo. Chi replica, chi risponde in questo modo dovrebbe invece rispondere per accogliere la tesi A (riconoscendola con onestà intellettuale e non  invidiandola ….) ed insieme far qualcosa per svilupparla. No? Ma vediamo ora anche un altro scenario: se uno dice A (tesi) e l’altro  replica al contrario, risponde effettivamente con una antitesi ad esempio B , la dialettica ha luogo, per fortuna (…. ce li dobbiamo augurare i contrari! E non temerli o evitarli! Purché, ovviamente, i contrari abbiano idee, concetti e contenuti fatti della stessa pasta). Si crea una Sintesi complessa e progressiva AB. Ma ecco sorgere un’altra e deleteria “tecnica” presente nella nostra Società (paralizzante come la precedente ma ancora più grave della precedente visto che ci si era degnati di una antitesi in risposta ad una tesi permettendo una Sintesi): la Sintesi, di per sé evidente, è oggetto di negazione o meglio di diniego: “ il diniego consiste nel negare, nelle forme più svariate e ipocrite, l’esistenza di ciò che esiste e per giunta si conosce” - Dizionario Treccani online. E questo avviene non per paura dei cambiamenti (reazione normale) ma per il mancato superamento della paura dei cambiamenti (reazione patologica). Con conseguente  generazione di comportamenti negativi: diniego, ipocrisia, furbizia, slealtà, vigliaccheria, diffidenza, conformismo, gregarismo, corporativismo ecc.

Occorre, dunque, studiare a fondo tutti questi “meccanismi” e far qualcosa. Altrimenti, sarà il declino della Società (pur in presenza di potenzialità che lo impedirebbero! È qui il paradosso!). Ma ai vertici di che si occupano? Boh ? E ai convegni, congressi, corsi ecc. si parla sempre di banalità senza fine! Che, come detto prima, se non fossero obbligatori io nemmeno ci andrei! E avrei più tempo sia per lavorare, sia per auto-aggiornarmi leggendo le cose giuste, sia per svagarmi. Ma sono obbligatori …. (!) (!). E l’Expo? Preferisco sempre gli autonomi mercatini di paese di tutta Italia e di tutto il Mondo. Liberi, veri.

E c’è ancora qualcuno che dice che l’Uomo è la specie più intelligente! Le specie intelligenti sono tutte le altre! Non ho mai visto un cane o un gatto o una vipera o un leccio o un pino o un fungo o una zanzara ecc. fare qualcosa di stupido! Vedo invece un mare, anzi un oceano, di umani fluttuare nella corrente della stupidità. Tra le onde, ogni tanto, qualche persona diversa che nuota controcorrente. Eccezioni di intelligenza che confermano una regola ben diversa. Saranno le eccezioni che ci salveranno. Eventualmente. E auguriamocelo vivamente! 

Ciao a tutti. E alle prossime! Dopo Pasqua, però. Ora una bella e meritata pausa. Poi, si ricomincia a lavorare. E comunque, per le “emergenze” (!?!) c’è sempre la mia e-mail ! (… e avremo certamente già avuto le repliche. E le loro tipologie rivelatrici dell’intelligenza o meno dei loro autori …. Godiamoci lo spettacolo … insieme ad un genuino panino e ad un genuino bicchiere di vino. J).

Luca

 

 


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18 marzo 2015

Ulivi salentini e Xylella: arrivano le ruspe europee!

Ulivi salentini e Xylella: arrivano le ruspe europee!

di Luca Fortunato

fortunato.luca73@libero.it

 

Leggo stamattina la decisione della UE di imporre l’abbattimento degli ulivi nel Salento. Giudico tale decisione ridicola. Perché ancora non si conosce bene la causa del fenomeno o non si conoscono bene le cause del fenomeno .... che già si interviene! Prima capire e poi decidere! No? Abbattere potrebbe essere utile come potrebbe essere inutile. Come lo si fa a sapere senza la conoscenza del fenomeno? O, quantomeno, senza ancora una ipotesi di conoscenza credibile? Chi è il politico che si è messo a fare lo Scienziato e che ha deciso in tal ridicolo modo? O chi è il mancato Scienziato che si è messo a fare il politico? E i Tecnici ? Siam sicuri che son stati coinvolti in un processo decisionale del genere ?

Colgo l’occasione per fare una riflessione di carattere generale e nello stesso tempo specifica. Una mia personale, libera, autonoma riflessione. Che ho fatto da tempo e che oggi calza a pennello.

Come per la patologia umana ci sono i Medici e per la patologia animale ci sono i Veterinari, così per la patologia vegetale ci sono gli Agronomi. E gli Agronomi, ovviamente, ci sono per competenza (che si acquisisce per Studi universitari specifici cioè fisiologia vegetale, patologia vegetale, fitoiatrìa, micologia, entomologia, agronomia, fisica  ecc. ….. e non per convenzioni …. o altri giochetti “politici”  ….) e per legge (che scolpisce nel marmo della legalità la competenza con tutto quel che ne consegue).

Ebbene, alla luce dell’Olismo la patologia vegetale viene completamente rivoluzionata. Il che conduce (cosa ormai ampiamente dimostrata) ad una maggiore probabilità di trovare i rimedi e ad un maggiore numero di casi effettivamente risolti e/o migliorati. Forse, quelli non ancora risolti e/o migliorati sono ancora tali per il permanere del Riduzionismo? Vedi Xylella fastidiosa,  vedi Punteruolo rosso, vedi Cancro del Cipresso ecc. Ma vedi anche patologie “standard” controllate con tecniche “standard” e prodotti “standard” ecc. Funziona davvero il Riduzionismo? Sono patologie davvero controllate o è come controllare una febbre umana somministrando, contemporaneamente, 8, 10, 12 aspirine ?. Ve la ricordate quella geniale pubblicità in cui in metà campo di calcio c’erano undici giocatori e nell’altra metà un centinaio di giocatori ? “Ti piace vincere facile, eh?” mi sa che diceva.

Comunque, è il concetto stesso di malattia che viene completamente rivisto dall’Olismo. Non esistono “malattie radicali”, “malattie fogliari”, “malattie dei frutti”, “malattie dei vasi” ecc. Esistono piante malate cioè malate per intero che manifestano - a volte anche a seconda del contesto - segni e sintomi a carico di parti (foglie, radici ecc.). E’ ben diverso. La malattia (da non confondere ovviamente con la lesione) è sempre sistemica, totale. Così anche la guarigione. La cosa ovviamente ha ricadute metodologiche e operative enormi. La diagnosi viene completamente rivista. Così come la prognosi (previsione), così come la terapia. Ovviamente, la cosa davvero enorme e rivoluzionaria è che non è corretto nemmeno inquadrare la cosa in modo riduzionistico dal punto di vista delle cause. Secondo l’Olismo infatti non esistono “malattie virali”, “malattie batteriche”, “malattie fungine” ecc. Ci sono i virus, i batteri, i funghi ecc. Li troviamo effettivamente sulle piante malate e nelle piante malate ecc. Ma  quali sono i rapporti di causa/effetto? O anche di causa/effetti? O ancora di cause/effetto? Se non di cause/effetti? L’Olismo non commette l’errore di  ridurre tali rapporti a rapporti lineari ma li intende in modo non-lineare perché intesi in modo emergente (vedi Emergentismo) anche e soprattutto per l’enorme ruolo che gioca sempre la componente ambientale (che è sempre molto complessa ed eterogenea e comprende anche l’aspetto antropico) nell’insorgenza della malattia. E che va sempre rapportata alla componente genetica.

Se non intuisci non capisci! Perché solo l’intuizione può riuscire a comprendere l’insieme di una miriade di variabili in gioco! A tenerle insieme, sinteticamente. Non c’è analisi e non c’è ricomposizione di dati analitici che possano riuscirci. La ricomposizione non è sintesi! E’ qui il guaio! L’errore madornale commesso dalla Scienza per secoli e secoli! A cui son riusciti a porre rimedio pochi “pazzi” che per fortuna l’Umanità ha avuto in dono (Einstein, Bohm, Calvin ecc.).

Ma anche una lesione (a cui accennavo prima, sempre e comunque distinta dalla malattia propriamente intesa) è sempre sistemica, totale: se taglio le radici, anche le lontane foglie ne risentono. Se taglio le foglie, anche le lontane radici ne risentono. Se urto il fusto, anche i fiori ne risentono. E così via ……. Non esistono lesioni “localizzate”. Esiste una pianta intera lesionata in un punto. È ben diverso.

Ma non esistono nemmeno trattamenti “localizzati”. Se irroro le foglie ne risente l’intera pianta. Se concimo il suolo ne risente l’intera pianta. Se poto un ramo ne risente l’intera pianta (figuriamoci se  ne “capitozzo” la chioma !). Se non poto un ramo da potare ne risente l’intera pianta (e sia se cade tutta intera, sia se a cadere è  solo quel ramo). Figuriamoci se tratto l’ambiente o rado al suolo un intero ambiente o ecc. ecc. ecc.

Se pianto un albero ne risente il Mondo.

Se curo un albero ne risente il Mondo.

Se abbatto un albero ne risente il Mondo.

Decidere è sempre difficile. Ma è necessario. Non rendiamo, però, le necessarie decisioni ancor più difficili o addirittura ridicole ….. sbagliando Paradigma!

Un caro saluto. A presto.

Luca


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