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Blog da settembre 2008.

Luca Fortunato

40 anni.

Blogger da settembre 2008.

Articoli presenti al 23 maggio 2014: 343

Da settembre 2013 impegnato in un proprio Progetto Editoriale (stesura libri cartacei ed ebook per futuro self-publishing) su temi agronomici, rurali, ecologico-ambientali e generali. 

Dottore Agronomo libero professionista da settembre 2007. Ambientalista indipendente. Naturalista. Artista. Materano. Figlio. Fratello. Marito.Cittadino appassionato. Laico.

Aforisma "governatore" della propria vita (passata, presente e futura): "Gli altri hanno sempre cercato di cambiarmi. Sono cambiati loro" !

Amante del proprio Territorio e della propria Città (Matera) ma senza porre limiti geografici al proprio lavoro e alla propria vita. Italiano totale e Cittadino del Mondo sempre pronto a viaggiare, ad esplorare, a conoscere.

Con Idee e Valori di Sinistra. Marxista (puro). Libero e indipendente (senza tessera). 

Sempre e comunque a favore della buona Politica e dei buoni politici. Contro l'Antipolitica e l'Apolitica. Ma contro, anche e soprattutto, la cattiva Politica ed i cattivi politici. Di qualunque colore essi siano.  

Convinto, del resto e appunto, che la vera Politica può essere fatta (e viene fatta) anche al di fuori e al di là dei Partiti. 

 

 

18 febbraio 2011
LAVORO
Sapere, Saper fare, Saper essere: l’equilibrio virtuoso.
 

Sapere, Saper fare, Saper essere: l’equilibrio virtuoso.

(n.b.  vedi  TUTTI  gli aggiornamenti, in calce)

di Luca Fortunato – Agronomo

fortunato.luca73@libero.it


In settimana ho ricevuto una e-mail di due giovani neolaureati in Agraria, prossimi all’Esame di Stato di Abilitazione per Agronomi, che mi chiedevano consigli su come riuscire nella libera professione e su come migliorare le proprie competenze. Rispondo volentieri e lo faccio pubblicamente perché il tema è uno dei miei personali “cavalli di battaglia” (al galoppo da diverso tempo e con successo) e perché il tema è anche di interesse culturale e generale. Per Agronomi e non. Buona (e lunga) lettura.

Le competenze di un qualunque professionista sono (o dovrebbero essere) formate da un mix equilibrato di “Sapere”, “Saper fare” e “Saper essere” , come ci insegnano gli esperti della materia:

- dal Sapere cioè dall’insieme delle conoscenze, nozioni, informazioni ecc., sia di tipo generale, sia di tipo specialistico, che si acquisiscono con gli Studi (diploma, maturità, laurea, post-laurea, corsi ecc.) e che si aggiornano e devono essere aggiornate di continuo (convegni, congressi, seminari, riviste, bollettini, normativa ecc.);

- dal Saper fare cioè dalla capacità di applicare, di usare, di mettere in pratica il Sapere già acquisito attraverso abilità concettuali e/o manuali per lo svolgimento di uno specifico incarico, di uno specifico compito (capacità proprie della persona che possono e devono essere potenziate e migliorate con stage lavorativi, tirocini, praticantati, collaborazioni professionali, esperienza professionale, svolgimento di incarichi veri e propri ecc.);

- dal Saper essere cioè da quelle caratteristiche personali, psicologiche, caratteriali e socio-culturali tali da consentire prestazioni efficaci (capacità di scegliere, di decidere, di assumersi la responsabilità, di agire, di rischiare. Di sapersi organizzare e orientare. Empatia, flessibilità. Rispettare, farsi rispettare, comunicare, collaborare, accettare, rifiutare. Volontà, tenacia, perseveranza, coraggio, fiducia in se stessi. Autonomia. Apertura, estroversione, creatività, dinamicità, iniziativa. Personalità, carattere, immagine, stile ecc.)

Il mix delle competenze, dunque, è (o dovrebbe essere) molto articolato. Ma soprattutto deve (o dovrebbe essere) equilibrato: 1/3 di Sapere, 1/3 di Saper Fare, 1/3 di Saper Essere. O essere il più equilibrato possibile.

Certo, non è facile. Ognuno di noi tende, infatti, a privilegiare una componente del mix trascurando le altre. Ognuno di noi tende a sbilanciare il mix verso una sola direzione. Tutto sta ad esserne consapevoli e a correggersi il più possibile. Se non ci si corregge, infatti, sorgono problemi. Uno squilibrio non corretto delle proprie competenze è una bella rogna:

se, infatti, si privilegia troppo il Sapere (a scapito del Saper Fare e/o del Saper essere), il risultato sarà una persona troppo “teorica”, “astratta”, lontana dalla realtà, “libresca”. Paradossalmente, troppo “formata”. Che saprà molto ma che saprà fare poco, saprà applicare poco il Sapere, saprà produrre poco, avrà difficoltà a mettere il Sapere in atti scritti concreti, utili e necessariamente burocratici. Saprà essere poco pragmatica e realista, poco utile. Paradossalmente, poco professionista perché troppo “accademica”.

Al contrario, se si privilegia troppo il Saper fare (a scapito del Sapere e/o del Saper essere), il risultato sarà una persona troppo pratica. Un “praticone” come si dice. Inadeguato agli scenari professionali e/o imprenditoriali di Oggi che richiedono, infatti, anche una preparazione di tipo teorico-culturale, nonché la capacità di saper leggere politicamente gli stessi scenari (indipendentemente dell’amare o dall’odiare la Politica, indipendentemente dal fatto di farne parte o meno, di votare o meno, di preferire un colore politico piuttosto che un altro).

Se, invece, si privilegia troppo il Saper essere (a scapito del Sapere e/o del Saper fare) si avrà una persona molto “politica” e/o “estetica” (furbacchiona, astuta, comunicatrice, diplomatica, manovriera ecc.) ma nello stesso tempo vuota, fumosa, inconcludente sulle questioni davvero importanti, inadeguata di fronte a Incarichi professionali degni di questa definizione.

E così via. Secondo le varie e possibili combinazioni.

“Sapere”, “Saper fare” e “Saper essere”, dunque, interagiscono tra di loro, creando e modellando una professionalità che aderisce o può aderire alle situazioni di lavoro.

Il mix della cosiddetta “competenza agita” costituisce, infatti (e deve costituire) sia una “forma mentis”, sia una “acies mentis”, vale a dire un’intenzionalità, un’attenzione continua e progettuale ad un campo definito (in un dato contesto, in un dato tempo e in una data società).

Un professore di Matematica, ad esempio, “sa” , “conosce” le equazioni di 2° grado. E fin qui ci siamo di sicuro. Ma deve anche “saper fare” una lezione sulle equazioni di 2° grado. E non è detto che ne sia capace. Ma ammettiamo che sappia fare la lezione. Questo ancora non basta. Infatti, deve anche “saper essere” il docente dei suoi allievi. E anche qui, non è detto che sappia esserlo.

Stessa cosa per un Agronomo. Un Agronomo conosce l’Agronomia, la Patologia vegetale, l’Estimo ecc. E fin qui ci siamo di sicuro. Ma deve anche saper fare Agronomia, saper fare Fitoiatrìa, saper fare Estimo ecc. Cioè sapere applicare le conoscenze agronomiche, fitoiàtriche, estimative ecc. per risolvere gli specifici problemi che i clienti e i committenti gli pongono. Deve saper fare un sopralluogo, saper fare una ricerca, saper inquadrare un caso, saper organizzarsi, saper orientarsi ecc. E non è finita: deve anche saper essere Agronomo (conciliare deontologia ed esigenze del cliente/committente, ecologia ed economia, reddito ed ecologia, conoscenze scientifiche avanzate e normative datate. E deve saper decidere, scegliere, agire, rischiare e soprattutto sapersi assumere la responsabilità nell’accettare gli incarichi e nel firmare perizie, stime, progetti, studi, indagini, consulenze, pareri, diari di lavoro, elaborati, documenti ecc.).

Stessa cosa per qualunque altro professionista (medico, avvocato, ingegnere ecc.).

Morale della Favola: occorre coltivarsi e coltivare le proprie competenze, tutte le proprie competenze, con equilibrio. Nel proprio quotidiano, nella propria settimana, nel proprio mese, nel proprio anno, nel proprio lustro ecc. occorre dedicarsi sia al “Sapere”, sia al “Saper Fare”, sia al “Saper essere”. Contemporaneamente e in modo equilibrato.

Puntare tutto sulla Formazione è sbagliato (molti pensano che facendo corsi, super-corsi e iper-corsi possano diventare più sicuri, acquisire cioè il Saper Fare e/o il Saper Essere. È una pura illusione). Così come è sbagliato puntare tutto sulla pratica e sull’esperienza (ci sono incarichi che ti prospettano una situazione nuova nella quale ti puoi orientare bene solo se hai una buona preparazione di base, un buon Sapere). Così come è sbagliato puntare tutto sull’Immagine. Voglio vedere che te ne fai solo della tua “Immagine” (senza Sapere e senza Saper Fare) di fronte, ad esempio, ad un terreno che frana! ad alberi alti 20 m! ai residui di pesticidi sulla frutta! ad una complessa stima agro-ambientale! ad un terreno inquinato! o a una azienda che necessita di un cambiamento di ordinamento colturale per poter ancora esistere sul Mercato!

Insomma, come in ogni cosa nella Vita, anche nella Professione ci vuole un equilibrio virtuoso. O quantomeno cercare di avvicinarsi il più possibile. Ovviamente, questa è la Strada Maestra. Se poi si vuol ricorrere al Caso, alla Fortuna o ai “Santi in Paradiso”, alle scorciatoie ecc. bèh si andrebbe su un altro tipo di discorso. Molto realistico, purtroppo. Soprattutto nell’Italia di Oggi! Ma chi sceglie di puntare sulle proprie competenze non ha e non avrà nulla da temere. Gli incompetenti e gli imbroglioni (a volte facilmente, molto più spesso con fatica) riuscirà comunque a vincerli. O a vederli finir male. Benché più lunga, la Strada Maestra va sempre bene. Il Tempo, infatti è Galantuomo.

Infine, spenderò alcune righe sull’Esame di Stato di Abilitazione professionale: superarlo non è difficile. Il problema è un altro: da parte di molti, infatti, il periodo dell’Esame di Stato, delle diverse prove che lo costituiscono, viene affrontato come un semplice passaggio burocratico, che va fatto, che si deve fare. Obbligatorio per la successiva iscrizione all’Albo. O come una voce in più da avere nel proprio curriculum per la serie “non si sa mai”. Invece, l’Esame di Stato è una preziosa occasione tecnico-professionale e psicologico-esistenziale (da vivere dunque seriamente e approfonditamente) per decretare il passaggio (non solo formale ma anche sostanziale) da semplice laureato in Agraria a Dottore Agronomo. Il passaggio è fondamentale. L’Esame di Stato, il suo periodo, è un momento importante del “Saper fare” e del “Saper essere” (e non ancora del Sapere, come molti pensano sbagliando). La normativa dell’Esame di Stato,infatti, recita così:

“ Le prove scritte consistono nello svolgimento di due temi a carattere spiccatamente professionale ……. il primo tema è dedicato allo sviluppo di aspetti tecnici; il secondo ad analisi economico-estimative e ad eventuali risvolti giuridici…..La prova orale consiste in un colloquio su argomenti professionali specificitendente ad accertare la capacità d’uso del sapere tecnico-professionale nonché l’attitudine all’esercizio delle professione…… deve inoltre essere accertata la conoscenza delle norme che regolano l’esercizio dell’attività professionale “.

Attenzione dunque a non essere superficiali. L’ideale sarebbe svolgere un praticantato, anche breve, presso lo Studio Tecnico di un Agronomo o uno Stage presso un Ufficio Tecnico agricolo prima di presentarsi all’Esame di Stato. Come ho fatto io, trovandomi bene. O fare qualunque altra esperienza post-laurea di tipo lavorativo-applicativo. E non perché questo serva a superare l’Esame di Stato! (all’Esame si può anche copiare…..). Ma per non sprecare una buona occasione, un periodo, per iniziare “a vedere” e “a toccare” la professione vera. Solo un assaggio, certo. Ma molto più prezioso di quanto si possa comunemente immaginare. Occorre consapevolezza. Reale consapevolezza. Per far sì che il passaggio da semplice laureato in Agraria a Dottore Agronomo sia un vero passaggio. E non solamente una formalità o un rito. La consapevolezza è importante.
Dopo la laurea, infatti, le strade che si possono intraprendere sono diverse. La strada libero-professionale è una strada ben precisa. Diversa da quella accademica. Diversa da quella della ricerca scientifica. Diversa da quella dell’insegnamento. Diversa da quella imprenditoriale. Diversa da quella del lavoro dipendente. Certo, le strade possono incrociarsi e di fatto e a volte si incrociano. Ma poche volte si incrociano in modo positivo, sinergico. Bisogna saperle incrociare ! Il più delle volte, infatti, si fa una gran confusione e un gran pasticcio. Si perde tempo prezioso. Ma soprattutto si perde e si disperde concentrazione specifica, intenzionalità specifica (la “acies mentis” che abbiamo visto prima).

Occorre molta consapevolezza, molta chiarezza, giuste e complete informazioni, “assaggio” diretto e scelte definite nel Presente per avere un buon Futuro. Certo, un Futuro molto flessibile e necessariamente flessibile (e precario e incerto come quasi tutti i Futuri di Oggi. Occorre fare di Necessità Virtù....).Ma flessibile con una certa coerenza, necessaria per rafforzare, nel tempo, e sempre di più, la propria identità lavorativa e professionale.

Non siate superficiali, dunque. O conformisti in modo acritico.

Ma, infatti, sono sicuro, non lo sarete.

Auguri. E grazie per avermi dato l’occasione di trattare un argomento davvero importante.

Integrazione del 28 marzo 2011: Del resto e a proposito di Formazione, un lettore mi sollecita ad una giusta riflessione e ad un approfondimento, in linea con la filosofia del mio articolo. Dunque, della Formazione in generale, io ed il mio lettore pensiamo questo: viziata da tanto business (c’è da ammetterlo, con onestà intellettuale), e da tanta retorica, oggi la si vuole addirittura “ modellizzare ”. Ebbene, su certe cose occorrerebbe far funzionare maggiormente l’elasticità della mente. Non altro. Per meglio spiegarmi, mi rifaccio a quello che sosteneva il Grande Ernesto Che Guevara il quale diceva che l’Essere umano non può venir “incasellato” e “inquadrato” in rigidi modelli. Valutando singolarmente i suoi meriti e i suoi aspetti…. per poi “sommarli in modo aritmetico” ! “ Perché l’Uomo è una Totalità”. Spesso, cioè, maggiore della somma aritmetica delle sue parti. Figuriamoci, dunque, le “somme” che ci "propongono" oggi (in modo sperimentale) e che dovrebbero giudicare la Formazione e l’Aggiornamento………Cose talmente difficili da inquadrare, valutare, controllare (e “calcolare”. Ammesso che una cosa del genere sia effettivamente fondata, lecita e legittima. C’è da vedere……….) che richiederebbero metodi sicuramente diversi. Più elastici, più flessibili. Ma soprattutto, maggiormente basati su criteri di tipo qualitativo e sintetico (l’aggiornamento è avvenuto o no? Se si, è attinente alla professione o no ?). Anziché quantitativo ! e analitico ! (“Quanti” eventi sono stati seguiti ? In che “misura” ? Di che “peso” ?). Stiamo parlando di persone ! Non di terreno, stalle, grano, latte, uova, cavoli, legno ecc. Ci si augura, dunque, che vengano rivisti e riscritti “alcuni” aspetti (a voler essere buoni….). La deformazione professionale, a volte, può portare ad esagerare in modo significativo (probabilmente anche in modo anticostituzionale. C’è da riflettersi……). Anche perché è facile prevedere (stando le cose come stanno) che ci si potrà trovare di fronte a persone oggettivamente formate ma non inquadrate o inquadrabili dal e nel sistema (sbagliato). E di fronte, invece, a persone (furbe, furbastre ecc.) non affatto formate ma perfettamente inquadrate o inquadrabili dal e nel sistema (sbagliato). C’è da chiedersi, dunque: in questo modo chi garantisce il cliente-committente ? Lo fa il sistema (sbagliato. Eccessivamente pignolo, nonché aggirabile…..) ? O l’individuo realmente operante ? Che esercita con il suo Sapere, il suo Saper Fare e il suo Saper essere ? Cose che il cliente-committente ha o avrebbe il diritto-dovere di giudicare da sé ? Come possono, del resto, “parametri quantitativi” riuscire a misurare, calcolare, inquadrare il Saper Fare ? O il Saper Essere ? Forse possono riuscire a fare qualcosa in merito al solo Sapere ? Ma, anche in questo caso, ne siamo davvero convinti ?

Aggiornamento del 4 marzo 2011: ricevo dal collega e amico Antonio Sortino dell’Università di Udine il seguente articolo, utilissimo per tutti i neolaureati in Agraria. Lo pubblico, dunque, e lo ospito in questo mio blog con grande piacere:
"Come inserirsi nel mondo del lavoro dopo aver conseguito una laurea in scienze agrarie, alimentari o forestali? Questa è una domanda che probabilmente tutti i neolaureati delle Facoltà di agraria si pongono. Da qualche mese esiste per loro un valido e nuovo strumento: una guida per la ricerca dell’occupazione scritta interamente da un laureato della Facoltà di agraria, ora ricercatore presso l’Università di Udine, e basata interamente su esperienze di studio e lavoro realizzate in prima persona dall’autore. La guida fornisce dunque al giovane dottore in scienze agrarie, alimentari o forestali importanti suggerimenti in merito alle possibilità esistenti tanto di lavoro quanto di formazione post-laurea con l'obiettivo principale di indirizzarlo nella ricerca delle prime esperienze lavorative, anche temporanee, e per fargli toccare con mano (possibilmente senza scottarsi!) il mondo del lavoro. La guida in questione si intitola “Come trovare lavoro. Dopo la laurea in scienze agrarie, alimentari o forestali” (2010), l’editore è Libreriauniversitaria.it e l’autore si chiama Antonio Sortino. Le principali tematiche toccate dalla guida sono le seguenti: a) la tesi di laurea: la sua diffusione e pubblicazione; b) l’utilizzo efficace dei motori di ricerca per le ricerche di lavoro; c) i tirocini e qualche indirizzo utile per trovarne uno; d) i posti da frequentare, i giornali da sfogliare e i siti internet da visitare per cercare lavoro; e) gli indirizzi delle principali aziende da contattare direttamente; f) la stesura del curriculum e della lettera di presentazione e come sostenere un colloquio; g) il lavoro nel pubblico impiego, nelle università e nei centri di ricerca; h) l’insegnamento nelle istituzioni scolastiche e nei centri di formazione; i) la libera professione e l’attività imprenditoriale in agricoltura."


 

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